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Giovanni Preziosi

Salve a tutti,

mi chiamo Giovanni – per gli amici Giancarlo – sono nato 47 anni fa a Torre del Greco, un’antica cittadina che sorge sulle sponde del Mediterraneo incastonata tra le falde del Vesuvio e il Golfo di Napoli. Fin dalla mia infanzia, tuttavia, vivo ad Avellino, la città dei miei avi. Dopo essermi diplomato Geometra, assecondando le mie inclinazioni per le scienze umanistiche, ho intrapreso gli studi universitari iscrivendomi alla facoltà di Scienze Politiche (indirizzo Storico-Politico) presso l’Università di Salerno dove in seguito mi sono laureato discutendo una tesi in Storia Contemporanea con il Ch.mo Prof. Luigi Rossi dal titolo: “Tra storia e politica: Avellino e l’Abbazia verginiana dagli anni del consenso al fascismo alla legge truffa”.

Inoltre, nel corso di questi anni, ho coltivato varie passioni tra cui quella per il giornalismo collaborando, tra il 1992 e il 1996, con alcune testate locali quali: Il Popolo della Campania, Irpinia Capital e Cronache Meridionali per le quali ho scritto vari articoli pubblicati nelle pagine culturali e di cronaca.

Quindi, subito dopo aver conseguito il titolo accademico, i miei interessi scientifici si sono concentrati sui problemi socio-politici che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale con particolare riguardo a quel filone storiografico relativo all’opera di assistenza e ospitalità clandestina negli ambienti ecclesiastici. Ho compiuto, pertanto, importanti studi su tale argomento avviando una serie di ricerche i cui risultati sono confluiti nel volume che ho dato alle stampe nel 2006, che ha riscosso unanime apprezzamento nella comunità scientifica, dal titolo: “Sulle tracce dei fascisti in fuga. La vera storia degli uomini del duce durante i loro anni di clandestinità” ed in parte nei seguenti saggi: “L’affaire Rossoni: un ministro del duce rifugiato politico presso il Santuario di Montevergine” (“Annali Cilentani” – Studi e Ricerche sul Mezzogiorno minore, n. 2 del 2001) e “Operazione conventi: le ratlines vaticane per l’espatrio clandestino degli ex gerarchi fascisti. L’affaire Rossoni” (“Elite e Storia” – Rivista Semestrale di Studi Storici, n. 2 del 2003).

Il 21 giugno del 2007 ho svolto la relazione sul tema: “La città di Avellino nell’era fascista (1922-1943)” nell’ambito del convegno organizzato presso la Biblioteca Provinciale di Avellino per celebrare il bicentenario della nascita di Avellino capoluogo di provincia sul tema: Avellino capitale: duecentouno anni di occasioni (1806 – 2007). L’antico, il moderno e lo scempio.

Nella primavera del 2015, sull’onda della querelle mediatica sollevata sull’opera svolta dall’ex questore reggente di Fiume durante gli anni della persecuzione ebraica, ho dato alle stampe un primo saggio dal titolo: “L’affaire Palatucci. “Giusto” o collaborazionista dei nazisti? Un dettagliato reportage tra storia e cronaca alla luce dei documenti e delle testimonianze dei sopravvissuti” (Edizioni Comitato Palatucci di Campagna, 2015).

 

Mentre, il 29 maggio 2015, in occasione del 70° anniversario dalla morte di Giovanni Palatucci, ho partecipato al convegno che si è svolto presso l’Aula Consiliare “Sandro Pertini” del Comune di Campagna, sul tema: “1945 – 2015 70° anniversario dalla morte di Giovanni Palatucci: Memorie, Rappresentazioni e Nuove Ricerche”, relazionando su: “L’amaro epilogo dell’affaire Palatucci: il caso Selan”.

Difatti, nel dicembre del 2015, seguendo una pista ancora inesplorata su questo argomento, ho dato alle stampe un nuovo libro intitolato: “La rete segreta di Palatucci: I fatti, i retroscena, le testimonianze e i documenti inediti che smentiscono l’accusa di collaborazionismo con i nazisti”, in cui ho raccolto tutte le mie ricerche condotte dall’estate del 2013 ad oggi, con nuovi particolari rilevanti.Il 23 febbraio del 2017, sempre sulla piattaforma selfpublishing di Amazon, ho poi pubblicato un nuovo volume dal titolo: “Il rifugio segreto dei gerarchi: Storia e documenti delle reti per l’espatrio clandestino dei fascisti”, frutto di alcuni anni di intenso lavoro, trae spunto da una paziente e minuziosa ricerca condotta a tutto campo in numerosi archivi – statali, privati ed ecclesiastici – valorizzando soprattutto i fondi documentari di questi ultimi, in genere ignorati o comunque trascurati dalla storiografia. Esso non intende essere in alcun modo una sorta di pamphlet scandalistico o provocatorio ma, al contrario di un’opera rigorosa e documentata che, attraverso l’utilizzo di importanti fonti archivistiche, perlopiù inedite, mira a ricostruire, nel modo più verosimile possibile, quella rete clandestina che agevolò prima l’occultamento e poi la fuga di alcuni gerarchi fascisti. Questa vastissima mole documentaria – sagacemente ordinata e interpretata – ha consentito all’Autore di dipanare la complessa trama clandestina che consentì prima l’occultamento e poi l’espatrio dei più eminenti gerarchi fascisti del calibro di Bottai, Federzoni, Scorza, Biggini e Rossoni. Ripercorrendo a ritroso, dunque, il tragitto seguito da questi personaggi durante i loro anni trascorsi in clandestinità l’Autore, grazie all’ausilio di importanti fonti inedite è riuscito a realizzare, con dovizia di particolari, una suggestiva ricostruzione delle principali vicende che li hanno riguardati, passando in rassegna persino le varie reti di assistenza di cui beneficiarono ed i rifugi dove rimasero nascosti fino a quando il pericolo era ormai scampato.

 

Inoltre, sulla falsariga delle ricerche finora condotte e alla luce di nuove acquisizioni archivistiche, attualmente mi sto dedicando alla stesura di altri due libri per focalizzare meglio l’attenzione su un argomento tanto dibattuto – soprattutto di recente – relativo alla vexata quaestio dei presunti “silenzi” di Pio XII in merito alla Shoah, con l’auspicio che queste mie ricerche possano fornire un’ulteriore chiave di lettura al riguardo ed offrire un quadro d’insieme più organico di questa vicenda, mettendo in rilievo quella encomiabile rete assistenziale, passata alla storia come ”la via dei conventi”, allestita da tanti religiosi e religiose, durante il secondo conflitto mondiale, a beneficio di tutti coloro i quali correvano seri pericoli di vita, indipendentemente dalla loro fede religiosa o dal loro colore politico.

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